Ho conosciuto tre coppie nate nei coworking di Bologna negli ultimi quattro anni. Non casuale: sono spazi che concentrano una tipologia precisa di persona (freelance, creativo, autonomo, frequentemente nomade) in un quadrato di 200 metri quadrati per otto ore al giorno. La probabilita di incrociare qualcuno con cui funziona e alta. Ma fare del coworking un terreno di caccia romantico ha delle regole non scritte, e ignorarle rovina lo spazio per tutti. Questo articolo prova a scriverle.
Perche Bologna
Bologna ha una concentrazione di coworking unica in Italia centrale. Kilowatt, dynamo, Le Serre dei Giardini, Nuovo Oltre, e almeno altri venti spazi minori. La ragione e mista: citta universitaria con molti giovani che restano dopo la laurea, buona infrastruttura digitale, costi ancora relativamente accessibili (sebbene in aumento), posizione centrale per treni.
Dentro questi spazi lavorano freelance, piccole startup, professionisti in smart working, studenti di dottorato, traduttori, designer. E una popolazione che ha una cosa in comune: orari flessibili, voglia di socialita a dosi misurate, una vita relazionale che spesso non si costruisce piu in ufficio perche l'ufficio non c'e.
La prima regola: il coworking non e un bar
Questo e il punto piu importante. Entrare in un coworking con l'idea di scopare qualcuno e una cattiva idea per tre motivi.
- Le persone sono al lavoro, cioe vulnerabili: non hanno la barriera del contesto sociale (bar, aperitivo).
- Un avance fatta male crea disagio per settimane: il coworking e piccolo, non puoi sparire.
- Lo spazio si guadagna la sua reputazione dal comportamento dei membri. Se inizi a essere visto come quello/quella che ci prova, hai perso accesso sociale a tutto il resto.
Il coworking funziona come terreno di incontro solo quando non lo tratti come tale. E un paradosso, ma e vero.
Come funziona allora
Le coppie che ho conosciuto si sono formate con uno schema simile. Non e una formula, ma un ritmo.
- Primo mese: ci si vede senza parlarsi davvero. Ci si saluta, si osserva chi lavora quando, chi prende pausa alle 11:00, chi partecipa agli eventi.
- Secondo mese: le prime conversazioni casuali in cucina, al caffe, durante un evento. Niente di flirtante. Semplicemente collaborativo: "come stai, cosa stai facendo di bello?".
- Terzo mese: si esce in gruppo. Aperitivi del venerdi organizzati dal coworking, cene di compleanno di qualcuno, qualche evento a cui molti partecipano.
- Quarto mese: se c'e interesse reciproco, arriva l'invito a un caffe a due. Fuori dal coworking. In un bar normale, di pomeriggio, nel fine settimana.
Questo e il ritmo che tiene. Accelerare rompe la struttura sociale dello spazio. Bruciare le tappe al secondo mese quasi sempre va male.
Le zone giuste del coworking
Dentro un coworking non tutto lo spazio ha la stessa funzione. Le interazioni si costruiscono in zone precise.
- La cucina/zona caffe: centrale. Le conversazioni brevi iniziano qui. Massimo tre minuti, sempre a bocca piena.
- Il divano della lounge: dove si fanno le pause lunghe. 10-15 minuti, conversazione un po' piu profonda.
- Gli eventi interni: aperitivi, pitch night, workshop. Il momento in cui tutti i membri sono fisicamente nello stesso spazio fuori dal lavoro.
- La terrazza o il giardino: alcuni coworking bolognesi ne hanno. Zone piu intime, meno formali, adatte a discussioni piu personali.
Le zone da evitare per cercare di conoscere qualcuno:
- Le scrivanie operative: la persona sta lavorando. Qualunque interazione e un'interruzione.
- Le phone booth: